Giù di lì: la mia Weltanschauung

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Dic 15 2008

Madoff: il Signore della Truffa

Published by admin at 21:40 under Borsa, Economia, Finanza

Non bastavano i subprime. A dare l’ultima (speriamo) batosta alla finanza è stato lui: Bernard Madoff, un 70enne a capo della Bernard L. Madoff Investment Securities LLC. Fino a qualche giorno fa sul sito web dell’azienda era possibile avere qualche info, anche se in realtà erano piuttosto scarse. C’era un link con tutte le società quotate in America. Una cosa priva di senso. Nessun riferimento ai suoi fondi, alla sua attività aziendale, ai rendimenti che dava. Io non ci avrei messo una lira solo vedendo il suo sito web. Troppo opaco o meglio “oscuro”. Adesso c’è un messaggio che dice che la società è stata posta in amministrazione controllata.
In finanza esiste un disclaimer molto famoso: i rendimenti passati non sono garanzia di quelli futuri. Vale per tutti a quanto pare, tranne per questo signore, che a prescindere se il mercato fosse orso o toro, e a prescindere dalle stagioni riusciva a dare rendimenti annuali del 8-12-15%. Tutti gli anni.
In più aveva eliminato i numeri razionali dai rendimenti finanziari: di solito questi si esprimono con un numero seguito da una virgola e da un paio di decimali. Questo signore – che in fondo mi fa un pena – ha avuto l’abilità di rendere interi i rendimenti finanziari per più di un decennio.
E molti hanno abboccato. Come dice Barron’s forse ben gli stà, più che vittime gli avidi investitori di Madoff sono degli abilitatori o forse dei complici (ignari) della sua truffa. Poche commissioni di gestione e poche commissioni di performance. Anche questo altro indizio sospetto: come fa a guadagnare uno che fa rendere ai proprio clienti il 15% e prendere poco?? Alcuni gestori di hedge fund – l’attività principale di Madoff – prendono in media dal 20 al 30% dei profitti (performance fee) che fanno guadagnare ai pochi clienti, più una commissione di gestione (management fee). Insomma è come se andate a comprare qualcosa ed è molto allettante come prezzi e condizioni: o è scemo il fornitore o magari vi sta fregando. Può anche essere che sia così efficiente da essere competitivo, ma insomma si tratta di casi rari: pensate a Wal-Mart o alle compagnie aeree low-cost. 

Volete sapere chi ha “fregato” questo signore??
Ecco una bella tabella aggiornata ad oggi:

Società/Fondo

Esposizione complessiva (milioni)

Banco Popolare – Italia

68 €

Unicredit / Pioneer Alternative Investments – Italia

75 €

Natixis – Francia

450 €

Bnp Paribas – Francia

350 €

Santader – Spagna

2.330 €

Royal Bank of Scotland – Scozia

460 €

Man Investments – UK

360 $

Société Générale – Francia

10 €

Nomura – Giappone

302 $

Reichmuth – Svizzera

325 $

BBVA – Spagna

Diverse centinaia di milioni €

HSBC – UK

1.500 €

Ascot Partners

1.800 €

Access International Advisors

1.400 €

Benbassat – Svizzera

935 €

Unione bancaria privata - Svizzera

850 €

Maxam Capital Management

280 €

Eim Group

230 €

Benedict Hentsch

47 €

Bramdean Alternatives

20 € (circa)

Fairfield Sentry - US

7.500 $

Kingate Global Fund

2.800 €

Totale, con un cambio ipotetico 1 ad 1 euro/dollaro, sono circa: 21.892 milioni di euro. Una buona parte dei 50 miliardi di dollari (39 miliardi di euro ai cambi correnti) che è l’ammontare della truffa, senza considerare che probabilmente la lista sarà più estesa e che arriveranno altri dati nei prossimi giorni.
Insomma non l’ignaro pensionato o il day trader. Ma gente pagata - come gestori di hedge fund - il cui lavoro (e il guadagno) è trovare dei gestori validi a cui affidare i fondi dei propri clienti. Incredibile il caso di Fairfield Sentry, un fondo gestito da Fairfield Greenwich Group, un gestore di fondi newyorkese.  Sul sito della società, un messaggio del loro presidente dice che loro non hanno mai avuto informazioni che potessero far pensare di essere vittime di una truffa. Ci mancherebbe altro, che avessero saputo e continuassero ad investire nei fondi di Madoff. Questi di Fairfield, su 14 miliardi di dollari di asset in amministrazione hanno investito il 50% di questi nei fondi gestiti da Madoff. Un’altro addirittura (un fondo Maxam) aveva tutto il suo patrimonio affidato all’”esperienza” di Madoff. Esperienza nel fregarli. Ignorando il più basilare concetto dell’investimento in titoli mobiliari: la diversificazione. Mi chiedo poi con che faccia giustificassero le commissioni ai propri clienti, se metà (o tutto) del loro lavoro era affidato ad un altro gestore (Madoff appunto).
Madoff era uno che diceva: io ci metto la faccia, la mia azienda porta il mio nome e quindi fidatevi. Bastava quello. Non solo, il suo era diventato un family business: ci lavorava il fratello, e alcuni nipoti. Insomma una bella combriccola. Il reclutamento dei nuovi “polli” da spennare avveniva tra l’elité americana tra cockail party e country club: pare che la gente facesse la fila ad affidare i propri soldi a questo signore. C’è quest’articolo del Wall Steet Journal che ci mostra uno spaccato dei clienti che ha fregato. C’è pure un’insegnante che ci ha messo la sua fiche: 50.000$. Se fosse andata a Las Vegas si sarebbe divertita e magari avrebbe anche guadagnato. Poi mi chiedo come abbia fatto a truccare i conti tutto da solo: mi chiedo chi ci lavorava lì dentro a cosa pensava?? Essendo basata a New York e non in un paradiso fiscale, i revisori contabili che controllavano?? Già il revisore contabile - chi dovrebbe fare le pulci ai conti - doveva indurre il sospetto: non Doloitte, o KPMG o Ernst & Young o PWC, insomma una grande “firm” ma uno sconosciuto revisore il cui nome ancora deve emergere.

Ufficialmente Madoff era un grande market maker, insomma uno che “fa mercato” compra e vende titoli per conto di altri broker ed istituzioni. Infatti giustificava in parte così i suoi guadagni che erano dovuti all’attività di intermediazione (era uno dei primi nella borsa di New York) che stando a quanto dice gli offriva un punto di vista tutto particolare sul mercato che gli permetteva di guadagnare “piccole” somme sulle transazioni. Qualcuno già nel 2001 aveva fattole pulci alla sua attività e alle sue strategie di trading, che a quanto pare erano già allora piuttosto dubbie. E roba molto complessa, che i sofisticati investitori di un hedge fund dovrebbero sapere. Interrogato su come facesse, diceva che era una strategia proprietaria, insomma un segreto professionale, come un grande chef o come la ricetta della Coca-Cola. Ora tutti hanno compreso perché fosse una strategia riservata. Ma alla gente non gli importava nulla di come facesse: l’importante erano i risultati. E quei rendimenti tondi tondi.
I miracoli in finanza, come nella vita non esistono. Quando esistono son sempre fregature o allucinazioni, spesso anche collettive. Questa volta non ci hanno rimesso la pelle i piccoli risparmiatori stile Parmalat (Tanzi era un dilettante). Ma wealthy people. Gente ricca, e sopratutto gestori di fondi e cosidetti maghi della finanza. 
Madoff ha attuato il classico schema Ponzi. Una truffa vecchia di un secolo. Né accennai già in questo post. Non ci avrei mai scommesso che sarebbe ricomparso così in grande stile. E’ roba ormai da truffatori finanziari di provincia. Lo schema Ponzi fu inventato da un’italiano (siamo dei geni in fondo, anche nell’arte truffaldina) e con la promessa di lauti guadagni si attraggono via via nuovi investitori. Il bello è che alcuni ci guadagnano, di solito i primi “polli”, che fanno anche da marketing e passa-parola (inconsapevoli) per nuovi investitori, fin quando non ci sono più polli da spennare. La macchina di Madoff è durata forse per più di 20 anni, questo ancora non è chiaro. Ma la crisi attuale ha fatto sì che molti investitori chiedessero il rientro degli investimenti e ha reso difficile trovarne di nuovi. A quel punto ha gettato la spugna e ha divulgato il suo “metodo” proprietario di fund management: lo schema Ponzi. Nulla di originale.

Aggiornamento 17/12: 
Ho trovato il nome del revisore contabile. Cito quest’articolo del Sole 24 Ore: “la Friehling & Horowitz, che aveva sede in un buco da venti metri quadri e contava solo tre dipendenti: un partner ultrasettantenne residente in Florida, una segretaria e un impiegato che faceva solo sporadica comparsa in ufficio.”. Insomma nessuna delle Big Four (citate nel mio articolo) Audit Firm è coinvolta. Loro dopo l’esperienza di Arthur Andersen, che era l’auditor di Enron, hanno imparato una bella lezione. Almeno un tassello importante delle credibilità del sistema - le società di revisione contabile serie - non risultano coinvolte. Piuttosto la domanda è: come ci si fà a fidare della parola di uomo, i cui conti sono certificati - si fa per dire - da una misconosciuta società di revisione??? Alla stupidità umana non c’è limite.

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